Giovani e Università. Etica, legalità e le illegalità. Convegno in interclub.

Settimana scorsa ci siamo riuniti eccezionalmente di mercoledì a Palazzo Cusani, sede del Circolo Ufficiali, per un interessante incontro dal titolo: “Giovani e Università. Etica, legalità e le illegalità” in interclub con i Rotary Milano Fiera, Milano Ca’ Granda e Milano Sud.

Apre la serata il Vicepresidente del RC Milano Fiera, Club ospitante, Ugo Lanza che, grato della folta partecipazione, saluta i presenti e cede la parola al prof. Giuseppe Aglialoro, Ordinario di Diritto Privato presso l’Università Carlo Cattaneo, che introduce il tema di cui si discuterà. Il dott. Luigi Rovelli, Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, propone i nessi tra i temi indicati, tutti tesi a dimostrare come si debbano creare le condizioni per lo sviluppo economico. Per l’homo oeconomicus, l’etica siesaurisce nella legalità o l’etica comincia dove finisce la legalità? E’ sufficiente quel tanto di etica che garantisce la legalità.
Impresa e mercato sono figure istituzionali del sistema economico ma non esistono se non c’è il diritto che ne determina i ruoli. Punto di sintesi tra libertà economica e altri valori (rispetto dei diritti sociali) è raggiunto dalla legge ordinaria che proviene dalle maggioranze politiche che si formano all’interno di ogni Stato. In questo quadro trova spazio anche la visuale di chi predilige un diritto per l’economia: un diritto subordinato all’economia. Oggi, la globalizzazione ha sconvolto l’assetto degli Stati. La violazione delle regole è un fattore distruttivo dell’agire civile e quindi anche dell’agire economico. È il venir meno del diritto.
Interviene poi il dott. Giuseppe Patrone, Presidente della terza sezione della Corte d’Appello di Milano, rivolgendo alla platea un importante quesito: quale esempio stiamo dando ai giovani? È giunto il momento di assumersi le proprie responsabilità, comunicando ai giovani un messaggio di rassicurazione. L’impegno dev’essere corale per fare in modo che la società cambi.

La prof.ssa Loredana Garlati, prorettore dell’Università Milano Bicocca, porta la sua esperienza di docente, evidenziando l’importanza di coniugare il “diritto allo studio” con la “promozione della meritocrazia”. Comunica alcuni dati: solo il 30% dei diplomati prosegue gli studi iscrivendosi all’università. Al giorno d’oggi, i genitori invogliano sempre di più i figli a fare mestieri che garantiscano loro un lavoro, ad esempio il mestiere dell’idraulico, ma occorre comprendere che in Italia c’è bisogno di formare i giovani, la nuova classe dirigente, con una preparazione adeguata che solo le Università possono fornire. Se siamo arrivati a questo livello di sfiducia è colpa di una politica miope che ha tagliato e privato di strumenti economici la Scuola e la formazione in generale. Il fatto che le Università e il Governo continuino a non investire, fa sì che i giovani continuino a non credere nella formazione. Sulla base di quanto sancito dall’art. 34 della Costituzione sul merito e il diritto allo studio, l’Università Bicocca ha deciso di premiare il merito investendo 500.000 euro da spendere in favore di attività integrative a quelle curriculari (es. l’approfondimento di una lingua straniera) in favore degli studenti che, terminato il primo anno, abbiano conseguito tutti i cfu con una media alta.

L’obiettivo che si pone l’Università Bicocca, oggi, è quello di fare in modo che ogni laureato entro 4 mesi possa essere collocato nel mondo del lavoro avviando il dialogo tra università e mondo del lavoro. Il dott. Luca Bianchi, Capo della Vigilanza della sede di Milano della Banca d’Italia, nella trattazione della tematica “Economia legale e crescita” chiarisce gli obiettivi d’intervento indicati dal Governatore della Banca d’Italia: tutela della legalità e qualità della pubblica amministrazione. Il ruolo fondamentale svolto dalle istituzioni nello sviluppo sociale ed economico dovrebbe risiedere nella capacità di reprimere gli illeciti, punto necessario per garantire lo sviluppo economico. Nelle zone con un alto tasso di illegalità, questo fenomeno incide negativamente sullo sviluppo economico, riducendo la percentuale di investimenti sul territorio. Non solo, la caduta di fiducia verso le istituzioni incrementa l’uso di contanti e di altri mezzi (ad esempio l’oro) riducendo la tracciabilità dei pagamenti e favorendo il riciclaggio.

 

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